Lucca (giovedì, 5 novembre 2026) — In vista dell’apertura al pubblico, prevista per sabato 14 novembre (l’inaugurazione si svolgerà invece il giorno precedente nel tardo pomeriggio), la Fondazione Ragghianti e la Fondazione Centro delle Arti Lucca annunciano la mappa delle installazioni che comporranno “Lo spazio esteso. Percorsi d’arte negli anni ’80”, mostra curata da Paolo Bolpagni e Francesca Pola, che sarà visitabile fino al 10 gennaio tra la Fondazione Ragghianti e alcuni siti storici della città.
Il progetto espositivo è realizzato con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, in co-organizzazione con la Provincia di Lucca per l’opera a Palazzo Ducale, e in collaborazione con il Real Collegio Lucca, l’Arcidiocesi di Lucca, la Comunità Parrocchiale del Centro Storico di Lucca e l’Ente Diocesano per le Opere di Culto e Religione. Vanno inoltre citati i patrocini della Regione Toscana, della Provincia di Lucca e della Città di Lucca, e la media partnership con Sky Arte e con «Art e Dossier».
La rassegna, dedicata alle tendenze artistiche non-figurative degli anni Ottanta, valica infatti i confini della Fondazione Ragghianti, dove sarà esposto il nucleo espositivo principale, estendendosi nel centro di Lucca con opere di Dadamaino, Gianni Colombo, François Morellet, Gianni Asdrubali e Grazia Varisco, e con installazioni site-specific di Felice Varini, David Tremlett e Michel Verjux.
Il coinvolgimento nell’iniziativa di chiese, chiostri e palazzi storici cittadini rappresenta la prima manifestazione espositiva promossa dalla Fondazione Centro delle Arti Lucca, ente nato per gestire il futuro polo museale che sorgerà in piazzale Verdi, ed è finalizzato a creare un dialogo diretto tra alcuni dei luoghi più rappresentativi del centro storico e i linguaggi dell’arte moderna e contemporanea.
La chiesa di Santa Maria dei Servi sarà interessata dall’intervento di David Tremlett “Graded Colours e,f,g,h / Lucca Project”, un lavoro ideato in dialogo con i volumi dell’architettura. La chiesa di Sant’Alessandro Maggiore accoglierà invece un nucleo di opere incentrate sul rapporto tra luce, pittura e spazio: “Samugai” di Gianni Asdrubali, due declinazioni del ciclo “Sein und Zeit” di Dadamaino e l’installazione luminosa “Poursuite au plafond (source au sol)” di Michel Verjux.
Nel Chiostro di Santa Caterina al Real Collegio si confronteranno le ricerche di due maestri dell’arte cinetica e programmata: Gianni Colombo con la struttura in legno “Architettura cacogoniometrica – Archi” (1981) e Grazia Varisco con la scultura di tre elementi in alluminio verniciato “Gnom-one-two-three” (1984).
Il Passaggio delle Carrozze di Palazzo Ducale vedrà l’allestimento di “Passaggio di dischi”, opera originale di Felice Varini, mentre gli spazi esterni del primo chiostro del Complesso monumentale di San Micheletto, sede della Fondazione Ragghianti, accoglieranno nuovamente il neon blu di François Morellet “π piquant neonly – 1=6°”.
Il progetto, nato per riconsiderare dal punto di vista storiografico gli anni Ottanta, una stagione comunemente associata soprattutto alla Transavanguardia, al Neoespressionismo e alla Graffiti Art, culminerà nelle sale della Fondazione Ragghianti. Attraverso le opere di ventisei autori di generazioni diverse, l’esposizione documenterà l’evoluzione parallela di un’arte aniconica focalizzata sulla geometria, sulla reiterazione del segno, sulla monocromia e sull’annullamento dei limiti fisici del supporto pittorico.
Le prime sale tratteranno il lavoro di maestri come Angelo Savelli, Piero Dorazio, Achille Perilli, autore nel 1982 del manifesto “Teoria dell’irrazionale geometrico”, Mario Nigro, Carla Accardi, François Morellet, Enrico Castellani e Dadamaino. Attraverso dipinti, estroflessioni e opere al confine tra generi differenti, la loro produzione degli anni Ottanta testimonia la possibilità di rinnovare i codici linguistici dominanti, mantenendo una rigorosa attitudine speculativa e di ricerca.
Nelle sezioni successive la mostra analizzerà il superamento definitivo della bidimensionalità e il rapporto attivo dell’opera con l’ambiente circostante. Dalle impronte minimali di Niele Toroni alle strutture espanse di Rodolfo Aricò, dai segni dinamici di Carlo Ciussi ai sottili fili di Fred Sandback, dalle carte della serie “Eroica” di Gianni Asdrubali alla celebre “Milkstone” in marmo e latte di Wolfgang Laib, si scoprirà come l’arte possa concretizzarsi nello spazio vissuto.
Il percorso terminerà con le ricerche sul monocromo, sulla dimensione oggettuale e sulla modulazione della luce condotte da Günter Umberg, Elisabeth Vary, Alan Charlton, Ettore Spalletti, Pino Pinelli, Nelio Sonego e Bruno Querci.
L’impostazione scientifica della rassegna si ricollega alle riflessioni teoriche di Carlo Ludovico Ragghianti, che già negli anni Sessanta contribuì alla definizione dell’arte ‘astratta’ con il suo celebre libro dedicato a Piet Mondrian e all’arte del XX secolo.
Accompagnerà l’esposizione un catalogo scientifico, pubblicato da Giunti Editore, con saggi dei curatori Paolo Bolpagni (direttore della Fondazione Ragghianti e della Fondazione Centro delle Arti Lucca) e Francesca Pola (presidente del corso di laurea magistrale in Teoria e storia delle arti e dell’immagine all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano), insieme con i contributi di Luca Massimo Barbero (presidente dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia), Bruno Corà (presidente della Fondazione Alberto Burri di Città di Castello) e Lorenzo Madaro (docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano).
Last modified: Novembre 5, 2026











